Ignoranza,disonestà e ipocrisia: i principali mali culturali, psiclogici e morali dell’Italia

due che leggonoLa crisi economica ha evidenziato in maniera potente quelli che si possono definire i mali culturali, psicologici e morali dell’Italia, che a causa della ricchezza creata dal dopoguerra fino ai primi anni del nuovo millennio, erano rimasti nascosti agli occhi di tutti. Si tratta di distorsioni cognitive che rendono la vita in questa nazione inutilmente difficile, quando potremmo essere tutti più felici. E’ chiaro che la felicità assoluta non esiste per l’essere umano, condannato a invecchiare e morire comunque, ma sarebbe bene non rendersi la vita più difficile di quanto non lo sia già in se stessa. Chiesa, Stato e classi dirigenti sono responsabili a vario titolo di queste problematiche, in un modo che sarebbe ora impossibile enucleare, ma che forse lungo il discorso emergerà più chiaramente. Infatti il popolo è stato educato o non educato da queste istituzioni che di conseguenza non possono chiamarsi fuori da queste responsabilità.
Il primo di questi problemi è l’ignoranza. Il popolo italiano è profondamente ignorante e ciò è dovuto anche agli scarsi investimenti dello Stato nel settore dell’istruzione, al sistematico attacco alla scuola pubblica e alla figura dei docenti, alla difesa ad oltranza che le famiglie fanno dei ragazzi che non studiano, alla dispersione scolastica, e chi più ne ha più ne metta. Molti odiano la scuola, anche tra le classi dirigenti, perché forse da giovani erano pessimi studenti. Può darsi che la vita poi li abbia premiati lo stesso o perché astuti o perché di famiglia potente o perché al posto giusto nel momento giusto o perché di gradevole aspetto o perché dotati di un particolare talento; tutto ciò però non toglie che si tratti delle classiche eccezioni che confermano la regola e la regola rimane che le nazioni più evolute sul piano culturale sono anche quelle più evolute sul piano economico-politico e del benessere materiale e spirituale. L’italiano medio è profondamente ignorante e questo abbrutimento si riverbera su tutta la vita civile. In un paese dove solo il 10% della popolazione ha una laurea o dichiara di leggere regolarmente e soltanto il 30% è diplomato, è facile per i politici fare ciò che vogliono e convincere la popolazione della bontà delle loro nefandezze. Manca in Italia una mentalità scientifica e razionale che invece si trova nei paesi del Nord Europa. L’italiano sragiona perché non pensa utilizzando la ragione e i sentimenti ma utilizza la “pancia”, cioè istinti, emozioni, passioni, tradizioni, dogmi, slogan, frasi fatte. Ciò porta poi alla superficialità e al tuttologismo, per cui l’italiano ti spiega anche quello che non sa, perché è talmente ignorante e superficiale che crede di aver compreso ciò che non conosce e non capisce.
Il secondo problema è quello della disonestà e della presunta furbizia. In Italia si pensa che la disonestà e la furbizia siano qualità vincenti, mentre invece sono vizi e lo posso dimostrare. Il furbo è colui che sa approfittare della situazione che si trova di fronte a suo vantaggio e spesso a scapito degli altri, mentre il disonesto è colui che prevarica gli altri con l’astuzia e l’arroganza. Questi personaggi sono considerati dai più come persone forti e forse è in parte vero, ma si tratta di persone distruttive e nel tempo i danni che creano renderanno tutti più infelici, perché chi ruba sta usando a suo esclusivo vanatggio ciò che è stato prodotto per tutti, ma non sta costruendo niente, per cui quando avrà prosciugato ciò che hanno fatto gli altri, rimarranno tutti senza niente, come succede per esempio nel caso della mafia, dell’usura, del fisco esoso, che a forza di spremere finiscono per distruggere. Positivi sono invece gli intelligenti, cioè coloro che sanno comprendere la realtà e agire in modo costruttivo, equilibrato, progettuale e razionale, che sono ottimisti e sanno vedere nel lungo periodo, che nutrono fede e speranza nel futuro e amano godere dove tutti godono e non dove gli altri piangono.
Il terzo problema è dato dalla falsità e dall’ipocrisia. Infatti la Chiesa ci ha abituato nei secoli all’ipocrisia e alla falsità, in quanto era impossibile esprimere la propria opinione se non corrispondeva con ciò che i potenti cercavano di inculcare al popolo e se lo si faceva si rischiava la vita. Di conseguenza le persone si sono abituate nel tempo a non esprimere le loro opinioni o peggio ancora a non averne o ad avere quelle dei potenti, assumendo una falsa coscienza e tacendo o dissumulando le loro idee, crendo un perbenismo insopportabile sorattutto in bocca a persone prive di ogni requisito morale per poterlo esprimere.
Potrei andare avanti ma credo che per il momento possa bastare e invito quei pochi lettori di queste poche righe a fare una seria analisi di coscienza, per evitare di cadere in questi limiti, dai quali nemmeno chi scrive si chiama fuori.

Daniele Montepoli

Sono Laureato in Filosofia all’Università di Parma ed è attualmente docente di Scienze Umane ( Psicologia, Pedagogia, Sociologia, Antropologia, Metodologia della ricerca ) . Ha inoltre insegnato Filosofia, Lingua e Letteratura Italiana, Storia. Il "sapere" ha da sempre attratto la mia curiosità ed è nell'approfondimento e conoscenza che si comprende quanto in realtà ci sia sempre da scoprire e comprendere. E' un viaggio in continua evoluzione...Se volete qui lo facciamo insieme e sarà molto stimolante se vorrete dialogare con noi. Per contatti : angolodellacultura@italian-passion.com

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